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giovedì 26 gennaio 2012

L'Africana in Affrica

Franco è italiano, Jennifer è, invece, una prostituta nigeriana. Dopo un rapporto in macchina, i due si trovano costretti – rocambolescamente – a passare l’intera notte insieme. Comincia, così, una particolare amicizia.
Franco ha modo di conoscere la drammatica e devastante realtà dello sfruttamento della prostituzione e del racket che di fatto rende schiave, in Italia, tante giovani straniere. Franco vuole conoscere, capire e aiutare ma allo stesso modo, fiuta il business, e a sua volta ne trae beneficio.
Vincitore del Premio John Fante nel 2009 e finalista al Premio Calvino nel 2010, quello di Alberto Mossino è più di un romanzo, quasi un saggio, non necessariamente solo sul mondo della prostituzione nigeriana ma anche – come scrive l’editore nella nota introduttiva – «sull’ignoranza, il male peggiore per chi vuole affrontare e risolvere i problemi, o semplicemente conoscerli».
L’ignoranza non è solo quella di Franco ma anche – continua l’editore – quella di molte ragazze. E anche «quella di operatori sociali, ingabbiati nella dicotomia tra donna perduta e vittima da salvare. E quella della brava gente, dei cittadini normali, resi zombie […] dalla propaganda martellante dei razzisti e delle televisioni».
Il linguaggio è crudo e assolutamente rappresentativo dei contesti che racconta. L’autore non ha nessuna paura di cadere nel politicamente scorretto. Del resto, Mossino si occupa di immigrazione da lungo tempo, sa di cosa parla, lo dimostra e lo racconta.
MICHELE CARBONI
CSAS - Centro Studi Africani in Sardegna

sabato 14 gennaio 2012

Maurizio Matrone, l'africana e Piazza dell'Unità

Complimenti Alberto! 
Divorato in treno tra Piacenza e Bologna AR.
Mi sono divertito e ho imparato un sacco di cose. 
Franco è un bel personaggio. 
Un caro saluto e grazie!

lunedì 11 aprile 2011

5 stelle su Anobii


Vi e' mai capitato di aprire un libro, leggere le prime frasi e non lasciarlo più finché non lo avete finito?
In passato mi succedeva spesso e volentieri quando frequentavo le mie librerie preferite, oggi invece, passando quasi tutto su ordini internet, non ho piu' la possibilità di vagliare quel che compro e quindi devo adeguarmi a quelle che sono le recensioni che leggo o le interviste all'autore che vengono fatte.
Con questo libro, comperato a scatola quasi chiusa perche' ne avevo sentito parlare solo dall'editore (Terrelibere.org), è andata proprio cosi'.

L'ho infatti acquistato in una promozione che l'editore ha fatto agli inizi di settembre sulla sua pagina fan, in formato ebook ma non ho avuto occasione di leggerlo fino alla famosa vacanza di ottobre u.s.
E anche lì, il libro, e' stato aperto per curiosità e prima "ok do solo uno sguardo alle prime righe" poi "va bene leggo qualche pagina" poi la curiosità di capire come va a finire... per farla breve due pomeriggi l'ho finito!

Il tag parla chiaro, si parla di mafia nigeriana perché si toccano due dei capisaldi dell'economia di questa organizzazione: la prostituzione e la droga.
Con estrema chiarezza, viene spiegato quali donne vengono reclutate per finire sulle strade, perché ci rimangono "spontaneamente" e il mondo che le circonda e che alcune volte modifica anche il loro modo di vedere e le loro aspettative di vita.
Le "madam" che sostituiscono i classici "papponi" sono state anch'esse prostitute e quasi per un circolo vizioso, fanno alle loro lavoranti del sesso le stesse cose che a loro volta hanno vissuto sulla propria pelle.
I blackboy, fidanzati squattrinati e perditempo, delle "madam", che campano a mo' di parassiti mantenuti dalle loro fidanzate e che per queste picchiano a dovere chi si ribella.
I clienti che da sfruttatori diventano sfruttati innamorati.
E i giri paralleli come la droga e il traffico di persone, nonche' i riti voodoo che tengono bloccate le donne sotto il gioco dello sfruttamento e sotto minaccia di maledizioni legate a credenze popolari e la religione che non si pone come una alternativa ma come quella "cosa" che dà la parvenza di normalità a questo mondo un po' deviato. Pesantino eh? Sembra! Ma non e' cosi'!

La storia inizia con un racconto che potrei definire fantozziano.
Provincia di Torino.
Franco, giovane alla soglia dei trent'anni, si apparta con una prostituta nigeriana.
Ma non soddisfatto del servizio e sopratutto vedendo che il prezzo pattuito aumenta, decide di riportarla dove l'ha prelevata.
Poco distante nella strada adiacente avviene un incidente surreale: una macchina sportiva (presa in prestito da alcuni ragazzi da un autosalone con la scusa della prova per valutare un eventuale acquisto) lanciata alla massima potenza che improvvisamente si trova in mezzo alla strada un cavallo imbizzarrito che scappa e dall'altro lato una macchina che sopraggiunge, un secondo e l'incidente e' fatto!
Cosa fare?
Chiamare l'ambulanza e la polizia con il rischio che lo trovino accompagnato dalla prostituta impauritissima piu' per il pericolo del rimpatrio che per quello che e' successo o lasciare cosi' e andare via?
Franco chiama la polizia, si nasconde per non farsi trovare e non fare trovare la ragazza e cominciano a parlare.
Si fa tardi, non la puo' accompagnare in stazione e quindi decide per la cosa piu' naturale di questo mondo ovvero la ospita a casa sua.
Nasce cosi' una bella amicizia che a tratti ha le parvenze di una storia d'amore e in altre quella dello sfruttamento sottile.

Perchè l'ho adorato.
Perché e' talmente verosimile da sembrare veramente accaduto.
Perche' questo Franco un po' sconfitto e un po' Peter Pan dei poveri e a volte anche delinquente, incarna in sè stesso tutte le contraddizioni dell'italiana natura che ha bisogno di essere parte di qualcosa, di contestare e di lottare e delle volte, sconfitto, riesce sempre a trovare una via d'uscita. L'ho amato perche' Alberto Mossino ha dimostrato una particolare sensibilità nella descrizione di Jennifer, dei suoi usi, credenze e anche emozioni che rendono il lettore partecipe della sua situazione.
Il mondo che Mossino descrive non e' cosi' semplice da raccontare, perche' legato a tradizioni che noi difficilmente capiremmo, perche' lontane anni luce dalla nostra quotidianità.
E questo è un buon metodo per avvicinarsi a questo microcosmo fatto di colori (dei vestiti, delle spezie, etc..) e di ombre (fatto di dolore, sfruttamento, nostalgia e paura).
Da questo viene fuori un quadro disarmante anche di alcune delle organizzazioni a favore dell'integrazione razziale e che si occupano degli immigrati clandestini che affrontano con sorprendente superficialità le varie tradizioni dei paesi di provenienza delle ragazze che si propongono di aiutare.

E' veramente un testo interessante, che tra il serio e l'ironico ci porta in giro nella parte più oscura del mondo che vive all'interno di queste dinamiche che spesso non sono cosi' evidenti.

sabato 10 aprile 2010

Linus incontra l'africana

su LINUS di aprile recensione dell'africana

Alberto Mossino
Quell'africana che non parla neanche bene l'italiano
terrelibere.org

Dopo un veloce rapporto in macchina, Franco e la prostituta nigeriana Jennifer sono costretti per un imprevisto a trascorrere un'intera notte insieme: nasce così fra loro una sorta di amicizia sentimentale.
Tramite Jennifer l'italiano entra in contatto con la squallida realtà del racket della prostituzione, ma invece di spaventarsene decide, insieme ad un amico, di approfittare della situazione, trasformandosi in rapinatore improvvisato.
Sporco, scorrettissimo e molto urbano, questo romanzo ha il pregio di usare la lingua presa dalla strada e di procedere spedito come un film d'azione, facendoci però conoscere da vicino il mondo sommerso dello sfruttamento delle ragazze nigeriane in Italia (non a caso l'autore da 15 anni si occupa di immigrazione).
Sorprende per il punto di vista inedito,di un protagonista che vuole tanto capire e aiutare, quanto sfruttare l'occasione.
Finalista all'ultimo Premio Calvino.
Matteo B. Bianchi

giovedì 1 aprile 2010

Grazie a te, Gaudalupe

mail inviata a Antonello Mangano - Terrelibere.org, 31/3/2010 

Salve,
vi scrivo perché ho da poco finito di leggere il libro di Alberto Mossino (Quell'africana che non parla neanche bene l'italiano) e volevo lasciare un commento, una mia opinione.
L’ho comprato per puro caso in quanto quello di Antonello Mangano (Gli africani salveranno Rosarno) era finito quando era venuto a presentarlo a Massa.
Alle prime pagine davo dei giudizi negativi perché mi sembrava molto limitativo da parte dello scrittore descrivere quelle situazioni così disperate in modo troppo semplice, ma man mano che andavo avanti mi rendevo conto che forse dietro a quelle frasi, a quei dialoghi tarantiniani si nascondeva un significato molto profondo.
Il finale mi fa pensare al finale di "Train de Vie", svela una realtà molto cruda, proprio quella realtà che purtroppo siamo costretti a vivere.
L'happy end di Mossino mi fa riflettere proprio per il modo maccheronico che inonda tutto il romanzo.
Il libro mi é piaciuto molto, complimenti.
E adesso mi cimenterò nella lettura di "Gli africani salveranno Rosarno”.
Grazie
Guadalupe

venerdì 19 marzo 2010

l'Africana in Calabria

L'africana recensita da Calabria Ora

Il volto africano dell’Italia nel libro di Mossino
Un viaggio nel mondo nigeriano e della prostituzione. Donne costrette a contratti di schiavitù.
Un romanzo privo di giudizi morali e politicamente scorretto per raccontare il volto africano dell’Italia. Il libro di Alberto Mossino intitolato “Quell'africana che non parla neanche bene l’italiano”, edito nel 2009 dalla casa editrice messinese terrelibere.org per la collana Fuori sincrono, è molto più che narrativa tal quale, è un viaggio nel mondo nigeriano e della prostituzione delle donne africane: è qui che il protagonista Franco conosce Jennifer, che lo condurrà nei suoi luoghi, fatti di traffico di droga, sfruttamento e criminalità, dolore e ricerca della serenità.
Molto più che semplice narrativa, quasi uno studio sociale-antropologico di ciò che avviene nel Bel Paese alle tante straniere costrette a contratti di schiavitù eterna per pagare un debito che non potrà essere saldato facilmente, giovani donne a cui vengono fatte promesse che spesso si rivelano condanne.
Le avventure di Franco e Jennifer sono ambientate nella provincia piemontese, in quella siciliana ed emiliana, a testimoniare una storia sempre uguale nonostante il cambiamento di sfondi e di città.
La scrittura del piemontese Mossino, esperto di immigrazione – campo in cui opera da oltre 15 anni – rende il libro apparentemente leggero, sicuramente scorrevole grazie ad un uso della lingua italiana frammista ad un inglese e slang tipico africano, uno strumento con cui lo scrittore rende ancora più evidente i limiti e le problematiche legate all’integrazione di migranti in Italia.
Apprezzato dalla critica di genere e finalista nello stesso anno di pubblicazione al prestigioso premio Italo Calvino, il romanzo è stato presentato nelle maggiori città italiane e si avvia alla preparazione di nuovi incontri e convegni che toccheranno il sud nei prossimi mesi.

Francesca Tortorella
Calabria Ora, 18/3/2010
  

domenica 14 marzo 2010

lunedì 1 marzo 2010

L'africana recensita da Critica Letteraria

La Nigeria italiana
Alberto Mossino - Quell'africana che non parla neanche bene l'italiano
Edizioni Terrelibere.org, 2009

Romanzo Finalista al Premio Calvino 2009

Una cosa è certa: al premio intitolato al grandissimo scrittore italiano scomparso nel 1985 la sanno lunga, tanto da riconoscere il giusto merito e valore ad un libro del genere, fuori da ogni convenzione e ordine precostituito. "Take care, baby", questo il titolo originale con cui ha partecipato al Calvino, è una splendida narrazione in prima persona nel ricco sottofondo afro dell'Italia, sorretta dal filo conduttore della relazione con una giovane e bellissima prostituta nigeriana a cui si inanellano come le perle di una collana svariate mini e macrovicende, simili per intensità alle tante appassionanti missioni di un gioco di ruolo, alla Dungeons&Dragons per intenderci. Lo stile è prettamente informale, una scrittura spontanea, rapida ed immediata, politicamente scorretta, trascrizione precipua di pensieri e linguaggio parlato, arricchita da numerosi e brevi excursus in inglese (traslitterati in italiano oppure con l'ortografia corretta), termini africani e slang. Largo uso si fa dell'indiretto libero, al punto da omettere anche i segni distintivi del discorso diretto (trattini, virgolette, ecc...) ad eccezione di un leggero rientro di pagina. Il protagonista, Franco, è il classico impiegato scontento del proprio lavoro, che, al contrario di depressi e deprimenti antecedenti fantozziani, si riscatta conducendo una vita fuor d'ufficio al margine della legalità e del senso comune, demolendo pagina dopo pagina stereotipi, luoghi comuni e pregiudizi, che si trovi in qualche centro sociale, african bar o pub. Il libro si pone come un abbondante fonte di informazioni sul mondo parallelo in cui vivono gli immigrati (africani la maggioranza, ma sono citati anche zingari e slavi), della stessa precisione di un documentario di Piero Angela, ma senza la sua eccessiva pedanteria, con uno sguardo interno alla problematica: la Nigeria italiana non è un caso di studio da maneggiare con i guanti, ma una realtà tangibile di cui ci si accorge e ci si rende consapevoli difficilmente. Dalle ampie vedute, privo di marcati sentimentalismi e approntato ad un relativismo morale di fondo, Mossino si rivela un bravo narratore, capace di far affezionare ogni lettore al suo personaggio con la sua opera cruda e sanguigna, ma proprio per questo estremamente piacevole, a spasso tra prostitute, droga, madam ed afro-gang. Un'opera di studio antropologico in cui soggetto ed oggetto arrivano fin quasi a coincidere, da leggere con prescrizione medica per menti ristrette. Un unico interrogativo, dato il finale elusivo: ci sarà poi un seguito e la classica happy end con matrimonio e tutti vissero felici e contenti?
Adriano Morea